59, 60, 61 Nekojiru
Salve sono Nael256 è quasi 6 mesi che non pubblico niente su questo Blog e non penso che ritornerà regolarmente attivo di nuovo, però recentemente mi sono fatto una bella rilettura di Nekojiru e volevo esporre le mie riflessioni e questo mi sembrava lo spazio ideale.
Sappiate che tratterò i singoli capitoli delle 3 raccolte che ho, ovvero Nekojiru Udon volume 1 e 2 che ho in italiano e Nekojiru Manju che invece è in francese ed opera che mi fece conoscere Nekojiru, lo trovai nel 2022 circa in un negozio di libri usati ad Épinal di cui ho una foto molto a tema.
Direi di iniziare che di roba da trattare ce n’è un bel po’.
Il Libro di Pipì Pipì Pupù Pupù
“Non cantare canzoni sconce.”
Partiamo già da un presupposto, non conosco di preciso la storia editoriale della serie, ma non credo che questo sia il primo capitolo mai creato in origine, però è un ottimo capitolo con cui iniziare la raccolta.
Con un metodo narrativo che solo il fumetto può riuscire a trasmettere a pieno abbiamo il perfetto esempio di inibizione infantile attraverso l’uso non necessario della violenza da parte dei genitori.
Mi spiego peggio, la necessità di esprimersi, seppur con canzoni volgari o stupide viene violentemente negata con delle botte da parte della madre senza dare delle vere e proprie spiegazioni generando così frustrazione.
Quando nel picchiare un cane causa ancora trambusto questo la porta a un'ulteriore punizione, quella di venir richiusa in un capanno buio in giardino e la sua richiesta di uscire diventa la nuova cantilena ripetitiva, come erano le altre.
Già dal primo capitolo abbiamo quello che per me è il maggior fascino della serie, dopo alle illustrazioni carine, inocenti, crudeli ed inquientanti, ovvero che possa essere definita vera e propria letteratura a fumetti.
io mi limiterò solo a esprimere in parte quelli che sono i temi, però la stratificazione psicologica di quello che accade è così vasto che se ne potrebbe discutere per ore dei singoli capitoli e la cosa sorprendente è che sono solo una decina di capitoli di solito!
Il Libro delle Chiocciole
“L’ortensia cresce sulla schiena del topo.”
Nyatta, la più piccola dei 2 gattini che dice solo nya di solito, si mette a mangiare delle chiocciole (più da bresciano che da francese mi sembra normale), però dopo che i gattini vengono distratti da un topo fiorito, una chiocciola sopravvissuta giura vendetta.
Alla fine la chiocciola viene mangiata e il topo ucciso, questo secondo capitolo è di una violenza quasi terrificante eppure sono comportamenti che possono essere riconosciuti come particolarmente normali se non giocosi.
Non c’è alcuna cattiveria da parte dei gattini e seppur come i personaggi delle favole siano degli animali che incarnino dei tratti umani, il parallelismo tra un gatto che gioca con un topo e un bambino che non curante finisce per distruggere la fonte della sua curiosità e meraviglia, fa male.
Altra nota, il topo ortensia è ispirato a un sogno dell'autrice, ma approfondirò questo punto in un altro momento.
Il Libro del Tribunale dei Gatti
“Fiuu… Ci hai salvato, vecchio.”
Questo è forse il capitolo che più mi è rimasto, i gattini, insieme a delle rane, imbastiscono una serie di processi a degli insetti per poi gassarli a morte e tutto questo solo per l’essere insetti.
Penso che questo capitolo abbia bisogno di più contesto degli altri, si parla del giappone, che anche se spesso viene considerato un luogo sicuro, soffre di molteplici ingiustizie giudiziarie e discriminazioni etniche, temi che sicuramente hanno una certa universalità, ma che forse non sono di facile riconoscimento.
La parte veramente terribile del capitolo è che quando gli insetti hanno la possibilità di andarsene decidono invece di dimostrare la loro integrità morale rimanendo lì, nella speranza che questo dimostri qualcosa ai loro aguzzini, che invece riprendono le condanne come nulla fosse.
Tra l’altro da ogni tanto ci stanno delle pagine che come fossero diari illustrati che fanno i bambini descrivono eventi disgustosi e drammatici, come se fossero la cosa più normale, magnifica come cosa.
il Libro dell’Anima
“Credo che dovrò usare una pianta per la reincarnazione”
Questa è probabilmente la storia più famosa di Nekojiru, anche perchè il noto OVA con cui molti scoprono la serie si basa su questo capitolo (era stato reperibile a lungo su youtube, ma pare che lo abbiano rimosso, peccato, il link è questo, da che il contenuto è stato bloccato; https://www.youtube.com/watch?v=aiKJSdasLPc).
La storia è Nyako, la gattina principale di cui seguiamo le storie, che ferma a letto per una forte febbre viene avvicinato da un misterioso essere che credo ricordi un haniwa o un buddha che facendole dono della magia le permette di muoversi e vuole portarla in un bel posto.
Nyako scopre ben presto che il suo corpo è ancora a letto e che i suoi genitori paiono non vederla più, solo Nyatta pare rendersi conto che la sorella sti venendo trascinata chi sa dove e comincia a tirare Nyako dalla morsa del misterioso essere, almeno finchè Nyako non si strappa.
Di ritorno a casa la madre è disperata, pare che Nyako sia morta, ma Nyatta rimette parte dell'anima nel corpo e Nyako torna in parte in vita, in uno stato semi catatonico/demente, almeno finchè yatta non trova un fiore in cui l’altra metà dell'anima della sorella era stato reincarnato.
Il capitolo dura un po’ di più, ma comunque meno di 20 pagine ed è un'esperienza incredibile la lettura del capitolo, roba da far venire quasi le vertigini, una febbrile esperienza su più livelli ed il tema del animo lacerato è estremamente affascinante, mi dispiace non riuscire a trasmettere a pieno, ma i disegni sono una parte che più di tutte colpisce in maniera memorabile.
Il Libro del Nonno
“V- voi… Vo… vo… volete mangiare dei pancake?
I nostri gattini vengono invitati da Nyanichi a casa sua per giocare, personaggio che diventerà più o meno ricorrente ogni tanto, in casa ci sta suo nonno che cominci a soffrire di senilità.
Qua vengono mostrati alcuni degli aspetti più crudeli della vecchiaia, come il fatto che il nonno che una volta lavorava nella ristorazione ora non sappia nemmeno come fare una zuppo, non avere l’autonomia per farlo e rendersene conto comunque, almeno questo è quello che mi fanno intendere le sue lacrime a fine capitolo.
Però un aspetto che mi ha particolarmente colpito è l'atteggiamento Nyanichi nei confronti del nonno, da una parte preoccupato e comprensivo e dall'altra estremamente aggressivo, ma suppongo che quest’ultimo sia in una imitazione del padre sia nel modo per quello che gli dice, sia nella circostanza ovvero perchè glielo dice.
Il Libro del Vecchio di Merda
“Brutto cane.”
Una copia di sketch da una pagina sui gattini che insultano il cane di un signore, ma il signore pesa che siano rivolti a lui, nella sua semplicità la più sincera sintesi di bambini e società.
Il Libro del Negozio di Bernoccoli
“È questa la casa della scimia?”
Il concetto di questo capitolo sembra una storia andata male di Gianni Rodari, dove i gattini giocando al parco con una scimmia con delle strane chiazze sulla testa scoprono un negozio di bernoccoli.
Andandoci scoprono che i bernoccoli sono della scimmia e che dopo averla colpita, questi vanno tegliati e cucinati, la scimmia ne soffre molto di questo lavoro, ma questo è del tutto indifferente ai gattini, che anzi non si fanno problemi a percuoterla in testa.
Per me non è solo una storia di sfruttamento (tanto è che la signora del negozio non è nemmeno la vera madre della scimmia), però è una riduzione dei ruoli netta, se sei una scimmia sei buona solo a essere colpita.
Quindi perchè non lucrarci sopra che senza andare a inserire descrinimanzioni etniche (che non credo fossero implicite stavolta), basti considerare uno stupido o fallito per giustificare l’obbligo di un lavoro degradante e ingusto.
Il Libri di Natale
“Circa duemila anni fa, nostro Dio nato a Betlemme.”
In questo capitolo si esplora un po’ anche i genitori dei gattini, soprattutto il padre, sempre comparso silenzioso con una bottiglia di alcool a presso, qua ha speso tutti i soldi e la madre parte dai suoi genitori per chiedere alcuni.
Lascia giusto i soldi per il dolce per i gattini, ma questi vengono spesi dal padre in una crisi da astinenza, i gattini cruciati si chiedono come avranno il dolce, ma il padre, non gli darà solo una torta, ma anche tutto quello che vogliono facendo uso della violenza.
Ottenuto asinello e fiamma ossidrica e aver dato fuoco ad degli spettatori del loro passaggio tornano a casa per venir disturbati da alcuni missionari crisitiani molto insistenti, divertente la parte dove i gattini vengono insultati in un altra lingua.
Alla fine vengono dati alle fiamme anche i missionari, senza andare a scomodare una visione ateista/laica della storia, mi è sembrata una onesta prospettiva su come per molti le festività debbano essere necessariamente speciali, anche se a molti non cambia poi di molto.
Nota, occasionalmente l’asino torna diventando proprio un elemento appartenente ai gattini.
Il Libro della Casa Lungo il Fiume
“È quasi l’alba, il momento migliore della giornata. È più fresco e non ci sono zanzare.”
Questo è un altro capitolo personalmente difficile da decodificare, si parla di medicina, di cultura straniera/aristocratica circa e sembra una parodia di come vengano considerati gli occidentali in giappone, soprattutto in ottica di racconti e finzione.
Una ragazza in una villa soffre di anemia e il dottore gli fa dei salassi, i gattini si intrufolano nella magione a caso seguendo il dottore e rimangono perchè ci sta cibo buono, finiscono a rimanere per la notte e il mattino seguente trovano la ragazza in giardino.
La ragazza sta contemplando una prua, dice qualcosa sulla sofferenza del proprio popolo, sviene, il dottore arriva, ma ormai è morta, non penso di comprendere appieno il capitolo, ma mi è un po’ dispiaciuto, mi ha lasciato l’amaro in bocca questo capitolo.
Tra questi 2 capitoli ci sta il mio intermezzo preferito che descrive un incidente in moto.
Il Libro del Grande Stregone
“Il grande Doga taglierà a pezzi questa ragazza.”
Anche questo capitolo è uno dei picchi assoluti della serie, è arrivato il circo in città e i gattini vanno a vedere, l'attrazione principale è lo stregone Doga che sembrerebbe in grado di tutto, soprattutto nel far comparire le cose.
Alla fine dello spettacolo Nyako va a fare delle domande a Doga chiedendogli se lui è il creatore, se lui è dio e lui gli spiega che in realtà egli è un nichilista ed le sue creazioni iniziano a scomparire.
Dopo che scompare anche Doga le cose continuano a scomparire, anche la famiglia di Nyako finché non rimane nel nulla, una delle storie più esistenzialiste che abbia mai letto perfino più di Delitto e Castigo riesce ad esprimere meglio il nichilismo.
C’è una cosa che però mi inquieta più di tutti in questo capitolo, ovvero la ragazza fatta a pezzi, se la capacità di Doga sono un illusione, ha veramente fatto a pezzi la ragazza, quando è che inizia e quando finisce la magia?
Opera di Debutto
“Significa che bisogna solo togliere i testicoli, giusto?"
Forse è dal titolo il vero primo capitolo pubblicato di Nekojiru, non abbiamo la solita coppia di gattini sorelle, ma una madre con il suo cucciolo che va a un ristorante di udon sempre gestita da un gatto, per castrare il figlio.
Il cuoco si rende conto dell'assurdità della richiesta, ma la madre esasperata continua a ripetere incessantemente la richiesta di castrare il figlio, in fine il cuoco accetta, ma nel tentativo finisce per uccidere il cucciolo, la madre sempre in maniera esasperata fa presente ciò.
Il capitolo conclude con l’arrivo di un cliente che chiede una zuppa di gatto, anche lui è fatto, il cuoco come se nulla fosse si appresta a cucinare e presumo utilizzerà il cucciolo forse, prima di fare una rapida analisi del tema tengo a far presente che Nekojiru si traduce circa come zuppa di gatto.
Una prospettiva sulla maternità estremamente brutale, visto che la madre è disposta a castrare il cucciolo come effettivamente facciamo noi con i gatti domestici, ma la cosa che trovo più incredibile è la sensazione di plausibilità di come una persona come il cuoco in una situazione del genere possa effettivamente essere persuaso a fare quello che egli stesso considera una roba folle.
Piccola nota sul nome Nekojiru, trovo confusionario quanto geniale che il nome sia quella della serie/opera, lo pseudonimo dell'artista e a questo punto anche la sintesi del debutto, c’è poi il fatto che tradizionalmente la zuppa di gatto era veramente una pietanza spesso delle zone rurali più povere e non mi riferisco storicamente al giappone, ma ben sì al italia.
Trasparente
(Strano, gli è passato attraverso)
Questo è un altro capitolo pienamente tratto da uno dei sogni dell'autrice che tra l’altro si può trovare la trascrizione in fondo al primo volume, Nyako si sveglia con un fiume e un ponte davanti a casa sua, oltre all'apertura di un negozio al posto della casa dei vicini.
Passano i giorni e decide di andare sul ponte i cui fiume non si riesce a vedere la sponda, del fiume incrocia una sua copia e torna indietro, lì incontra un pagliaccio che le rivela che può diventare trasparente come lui, basta stare fermi in mezzo alla gente.
Nyako inizia a stare ferma nei giorni a seguire e quando inizia a diventare più trasparente compare Nyasuo, altro gattino ricorrente che allontana Nyako dal pagliaccio con sua grande sorpresa nel fatto che anche lui possa vedere il pagliaccio.
Alla fine il pagliaccio fa conoscere a Nyako un ragazzo diventato completamente trasparente e dopo averla convinta inizia a suonare un carillon, un altro capitolo allegoria della morte, ma questa volta anche con una accezione molto importante sul venire dimenticati e ignorati, allo stesso tempo oltre che inquietudine la parte finale mi ha dato anche un certo senso di serenità.
Libro di Hideyo Noguchi
“Grazie, però fate venire un'ambulanza"
Partiamo dal titolo, Hideyo Noguchi è stato un noto batteriologo giapponese, famoso per il suo contributo allo studio sulla sifilide e devo dire che il personaggio centrale a queste vicende assomiglia un po’ a lui, la storia vede un uomo, che si presenta come Hideyo Noguchi appunto, in mezzo ai campi a bere alcoolici.
Dice ai gattini che sta conducendo un esperimento, vedere quanto può bere prima di stare male, di certo non si trattiene ed arriva persino a sputare sangue, dicendo ai gattini di chiamare soccorsi, vanno al negozio più vicino, uno di quelli tipici giapponesi rurali che vende un po’ di tutto, ma al telefono ci sta un indiano.
Alla fine prendono una sorta di ghiacciolo da succhiare per poi venire ripresi da loro madre che li sgrida con il classico che dopo non mangeranno a cena mangiando adesso, alla fine si sono dimenticati i gattini di Hideyo Noguchi.
La scelta di un nome noto non può essere casuale, ma oltre alle note del volume non so se era tipo coinvolto nel alcolismo, problema che ancora oggi pare essere diffuso in giappone, comunque il pretesto di bere per sperimentare è una ovvia scusa per non affrontare il problema e che nella tipica noncuranza della coppia di gattini finisce male, ma può anche essere di come l'alcol venga normalizzato in giappone, credo forse.
Per opere sul alcolismo giapponesi ci stanno per i tempi Hideo Azuma con Il Diario della Mia Scomparsa che un buon esempio oppure Kabi Nagata con La mia fuga alcolica - Scappando dalla realtà sul fronte contemporaneo.
Il Libro della Tempura di Sgombro
|I copri mutilati di tre uomini dall’aspetto di vagabondi.|
Capitolo breve, ma non di meno intenso, in cui con a disposizione dei medicinali contro gli insetti, i gattini trovano dei barboni con dei capelli arruffati tipo Bob Marley (viene proprio citato così nel capitolo) su cui decidono di provare i medicinali.
Alla fine si passa alla cena dove in televisione viene menzionato il ritrovamento dei cadaveri dei barboni e viene servita tempura per cena, ma ai gattini non piace molto, non mi è chiara l'analogia se presente, ma mi piace il commento implicito sui casi di cronaca nera.
Il Libro del Ragazzo del Fiume
“Oh, una carcassa di pesce.”
Questo capitolo invece non mi piace un granchè, ma solo di gusto, non riesco a trovarci un vero difetto, la solita copia di gattini inseme ad un altro tutto nero di cui non viene fatto il nome, sopra l’asinello vanno a giocare al fiume, incrociando una donna che ride trascinando una banbola e portante un coltello, come nelle più classiche leggende metropolitane giapponesi.
Arrivati al fiume è tutto inquinato, compare una donnola che offre delle salsicce, ma il gattino nero ferma gli altri dicendo che sono contaminate, arriva la donna ridente, i gattini fuggono sul asinello e la donnola viene uccisa, forse, mentre insiste a ofrire le salsicce.
Il capitolo è un'ovvia critica al inquinamento, ma questa volta gli elementi onirici sembrano disseminati a casaccio, mi ha dato la sensazione di non riconoscerlo propriamente come Nekojiru ecco, fino adesso nella sua non linearità mi ha sempre sorpreso, però ripeto è un gusto che riconosco come solo soggettivo.
Il Libro delle Falene
“No, è già stretto così, prendetene uno vostro.”
Questa volta è proprio onirico il capitolo e visto come spesso ho percepito le falene legate ai sogni credo proprio che sia qualcosa di archetipo, innestato nel inconscio, poi comunque anche qua nel secondo volume c’è la trascrizione del sogno originale.
Una gita nel deserto, per raggiungere un picco roccioso, viene interrotta da una pioggia di falene che si scoprono essere velenose, ci stava una copia di gatti che andava in giro con un fusuma (una sorta di anta tradizionale giapponese) che usa per ripararsi dalle falene.
Alla fine Nyako si sveglia con una falena addosso, per quanto possa essere molto diretto come trama onirica è per questo la più allegorica e piena di punti affascinanti e inquietanti, ad esempio degli strani oggetti volanti, però come sempre è a tratti divertenti, come può essere l’immagine di 2 gatti con un fusuma nel deserto.
Il Libro della Passeggiata in Bicicletta
“Tsk, quella statua è solo un cane spelacchiato, nient’altro.”
I gattini attratti da una pubblicità di un tempio con una statua gigante chiedono al padre di poterci andare, mentre vanno vedono un uomo vestito come Jackie Chan (o meglio Black Mamba in Kill Bill, tanto che me la sono immaginato giallo e nero, ma immagino che il richiamo fosse a Jackie Chan) nel fiume che mangia a udon crudi.
Arrivati al tempio sono andati in quello sbagliato Nyako insulta una statua di una volpe, dopo ci troviamo in un ristorante di periferia ed Nyako viene posseduta da una volpe, all'improvviso lo strano tizio del fiume si trova davanti al ristorante e Nyako è convinta che sia lì per salvarlo, invece corre via urlando.
Questa è la prima volta che una dei gattini viene punita per quello che ha fatto e la speranza di venir salvati immediatamente disillusa è forse una delle cose che più mi ha fatto empatizzare, cioè è ovvio che non fosse lì per salvarla e che di certo non potesse aiutarla in alcun modo, però è proprio una esperienza che potrei ricondurre alle mie aspettative sugli adulti da piccolo.
Il Libro del Sonnellino
“Fai attenzione, non svegliarti.”
Mentre sta dormendo Nyako ha visioni sul futuro prossimo, tra cui anche l’arrivo di un assassino seriale, questo capitolo è qualcosa di unico, non è qualcosa di descrivibile, a metà tra un sogno ad occhi aperti e la paralisi del sonno, che condensa in uno strano potere tutte le paure nel confronti di una fine terribile.
Se non fosse per la sua difficile fruizione sarebbe tra i capitoli migliori di sempre, purtroppo non risulta molto chiaro, però sarei molto curioso di vedere come sarebbe se fosse animato!
Il Libro delle Pesche Strane
“Sì, due porzioni di riso sono 300 yen, ma questa busta ne costa 1000.”
Ultimo capitolo del primo volume di Nekojiru Udon, i gattini vanno a mangiare fuori e dopo che il cuoco del ristorante dove ogni tanto vanno, almeno sembrano avere familiarità con il luogo, gli offre dei peperoni o roba del genere spacciandole per pesche.
Dopo aver ordinato del riso con un pasticcio di carne i gattini si ritrovano truffati per una busta che non avevano ordinato, con dentro altri 3 peperoni ed un bigliettino con scritto Viaggio in India annunciando a tutti della grande vincita ed attirando nuovi clienti.
La verità è che i gattini hanno solo ottenuto un foglietto con scritto viaggio in india e niente di più, una vera dimostrazione del inganno pubblicitario ed non c’è cosa che più odi al mondo della pubblicità, quindi non posso non amare questo capitolo.
In fondo al volume ci sta una piccola raccolta di illustrazioni, alcuni con degli sfondi fatti credo in digitale, che sono impressionati ancora oggi, rendendoli un espressione al massimo livello di cosa sia Nekojiru, sono assolutamente bellissime, però ecco la foto del gatto nella libreria del negozio che ho accennato al inizio.
Il Libro del Tempio di Montagna
|Le lezioni di portigese sono gratuite per tutti. Templo Chimyodera|
Dopo aver comprato da mangiare i gattini si ritrovano a percorrere più volte la stessa strada tra i crocevia dei campi (avete presente, un po’ come nel Mio Vicino Totoro), fino a che non vedono una strana figura luminosa ed iniziano a inseguirla.
Arrivano in un tempio dove vengono gentilmente ospitati, i monaci stanno pregando per l’illuminazione, però per via di un annuncio trovato prima per strada Nyako è convinta che stiano studiando portoghese, alla fine però il tempio si rivela essere un'illusione di una volpe per rubargli da mangiare.
Ancora una volta le volpi, come da tradizione giapponese, sono ingannatrici quanto sacre, ma a differenza del capitolo Il Libro della Passeggiata in Bicicletta, non è una punizione per le azioni intraprese ed anzi non c’è molta sacralità se non la breve ed illusoria preghiera buddhista.
Piccola riflessione sul Portoghese, come lingua insegnata ha perfettamente senso, non solo perché storicamente per via dell'influenza mercantile con il Portogallo nel 1500 circa con, secondo wikipedia, commercio Nanban, ma anche ai tempi c’era uno stretto legame con il Brasile, dove la presenza giapponese fu, per diverse ragioni, molto presente.
Mi viene in mente ad esempio il caso di Yu Kamiya, autore di No Game No Life, che in realtà sarebbe Brasiliano, questa come altre era la mia riflessione estemporanea.
Il Libro del Dio della Montagna 1
“Gli operai stanno bruciando”
Questa è una mini serie di capitoli che avrà anche un riscontro nella versione divina ei gattini che compaiono ogni tanto tra i capitoli, comunque nel capitolo il padre dei gattini è nuovamente senza lavoro e la madre lo rimprovera davanti a loro.
Ovviamente i gattini non hanno una buona cognizione di cosa sia il lavoro e sentendo che si sarebbe dovuti andare a lavorare in fabbrica, gironzolando vendono una fabbrica che ha preso fuoco dopo un incidente.
Arrivati alla conclusione che lavorare in fabbrica deve essere orribile girano tra i boschi e mentre inseguono uno scoiattolo, finiscono per precipitare e a venire salvati dal dio della montagna, una tipica incarnazione del folklore giapponese.
Quanto è terribile la prospettiva lavorativa e senza andare a scomodare il giappone sono molti da sempre i casi di cronaca, anche cruenta e drammatica, che per la mancanza delle norme di sicurezza sul posto di lavoro gente ci muore, invece la comparsa di una divinità che rappresenti la forza della natura del luogo è un intervento abbastanza interessante.
Il Libro del Dio della Montagna 2
“Non ho affatto paura di una divinità rurale o di gatti che girano liberamente per strada.”
A parte che nella frase a sentire di gatti che girano liberamente per strada mi riporta alla mente Tekkonkinkreet di Taiyo Matsumoto, questo capitolo è il solo che considererei effettivamente problematico per una questione di discriminazione.
La divinità fa dono ai gattini di un diamante perché anche lui odia le fabbriche e quindi vuole aiutarli a non lavorare, i gattini quindi portano il diamante a un gioielliere che però li truffa e si prende la pietra preziosa per pochi spicci, con i gattini convinti di aver ottenuto una fortuna in denaro.
Interviene la divinità a punire il gioielliere che però nel mostrarsi superbo insulta la divinità ignorando quali possano essere le conseguenze, i gattini di ritorno a casa mostrano gli spiccioli alla madre orgogliosa.
Qual è il problema del capitolo, il fatto che il gioielliere sia una caricatura di un ebreo, omettendo questo dettaglio il capitolo funziona, ma da una parte comprendo anche il motivo dell'inserimento, ma non voglia dire che l’accetti o la supporti, d’altronde il gioielliere nel suo retaggio non recrimina nessuna considerazione nel fatto che il suo mancato rispetto nella fede altri possa essere offensiva, tanto meno dinanzi a una divinità.
Ora purtroppo per motivi storici e contemporanei mi sento in obbligo di aggiungere un ulteriore postilla, si parla di un popolo che della propria fede ne fa un etnia e che proprio per questo spesso diventano bersagli di discriminazioni, è giusto che si rispetti le tradizioni altrue e su questo voglio essere chiaro.
Il problema viene quando di queste cose se ne fa politica, utilizzando per giustificare comportamenti atroci, gli stessi che storicamente vengono vengono utilizzati per fasi passare per innocenti, quindi di nuovo, penso che effettivamente la caricatura discriminatoria del gioielliere non sia giusta, ma allo stesso tempo l’atteggiamento presentato è sorprendentemente ironico che risulti una satira contemporanea.
Il Libro del Dio della Montagna 3
“Il Koropeta è completamente automatizzato e inflessibile.”
In questo capitolo si attua la punizione divina attraverso una creatura conosciuta come Koropeta una creatura inedita di Nekojiru credo, questo essere è inarrestabile e si impegnerà a realizzare le peggiori paure del suo avversario.
Distrugge il negozio, uccide la famiglio ed infine le certezze religiose del gioielliere che diventa folle ed infine restituisce il diamante ai gattini, il surrealismo di queste tavole mi ha ricordato per certi versi Kitaro ed anche se i gattini non sono molto presenti in questo ultimo capitolo è comunque divertente immaginare le peggiori atrocità.
Su questa saga a capitoli alla fine ho da dire che questa coppia di gattini non stanno molto bene in un tipo di pubblicazione del genere, la loro forza sta nei capitoli antologici, con giusto qualche elemento ricorrente, però non è stata una brutta saga tutto sommato.
Il Libro dello Scarabeo Rinoceronte
"Sorellona, quel cane sarà morto?”
In questo capitolo è l’unico in cui Nyatta parla, piccola parentesi io non ho capito il suo genere, quindi la declinerò al femminile, però è la ragione per cui dico sempre coppia di gattini e non gattine, comunque tutto inizia con un cane che abbaia di notte e non fa dormire Nyatta.
Quindi i gattini vanno fuori a picchiarlo con un bastone per scacciarlo, ma il cane è feroce e resiliente e alla fine, prima di essere ucciso morde e stacca una mano a Nyatta, il cane aveva la rabbia probabilmente e Nyatta non riuscendo a dormire esce fuori di casa.
Passeggiando conta i lampioni finché non perde il conto e resosi conto di essersi perso si trova vicino a un fiume pieno di sassi impilati, una sorta di limbo giapponese per i bambini morti prematuramente.
Una Strana Casa
Questo capitolo inizia con una nota a margine che per una questione di narrazione non andrò a considerare, tenete comunque in considerazione che in giappone questo è l’ultimo capitolo del secondo volume delle raccolte Udon che in italia sono 2, ma in giappone sono 3.
Nyako da sola e vestita diversa dal solito deve prendere il bus scolastico (qua tra l’altro ci stanno altri gattini già visti oppure inediti), lo prende al volo aggrappandosi sul retro, però oggi non sono diretti a scuola, ma a una gita.
Nyako si fa il giaggio aggrappata ed a un certo punto attraversa pure una cascata (o una zona allagata) e lei si ritrova fradicia, viene tirata dentro il bus con l’aiuto dei gattini e raggiungono la destinazione.
Una torre, con dentro degli appartamenti vuoti e malandati che si ripetono all'infinito, Nyako ha problemi con i calzini bagnati che si è tornata, continuano a cadere fuori dalle tasche, infine in cima ci sta una famiglia povera e tutti i gattini stanno donando dei soldi, con grande stupore di Nyako sul fatto che tutti avessero pronto i soldi e che accettino di farlo.
Alla fine anche lei lo fa, allora, originariamente avevo capito che i gattini stessero ricevendo soldi dalla famiglia povera e non il contrario (però non ne sono ancora certo), il capitolo è sempre onirico, ma ha un ritmo molto differente
Il Libro dei Confini
“Un cavallo giamaicano.”
I gattini trovano un carretto, un barbone dice che con il carretto gli può far fare una visita in giamaica, però i gattini non hanno molti soldi, però seppur spiccioli il barbone li porta fino ai confini della giamaica dove però non avendo né passaporto né soldi per corrompere le guardie non possono entrare.
Possono comunque vedere la giamaica dalla cinta muraria di confine ed si assiste a una versione del baseball brutale dove circondati da numerosi spettatori in poco spazio (detto anche stanno stretti e affollati) la palla viene lanciata contro la faccia dei battitori, ci scappa il morto.
Da quello che so Nekojiru ha viaggiato ogni tanto e trovo il suo espediente uno sguardo cinico alla spettacolarizzazione dei paesi in via di sviluppo geniale, oltre al espediente del carretto con cui si può andare ovunque, che è un'immagine incastonata nella mia visione dell'infanzia dove ogni luogo sembrava raggiungibile.
Il Libro del Tipo Incredibile
“Non ci credo, li ha sicuramente rubati!”
Questo penso che possa essere davvero considerato uno dei capitoli più cinici di sempre, riassumendo con la solita noncuranza sono testimoni di atti di indicibile violenza e sofferenza, sono in un dagashiya, un negozio di dolcetti e giocattoli a buon mercato tipici del periodo in giappone.
Ad un tratto compare una donnola, come al solito, come in una favola, l’animale ha comportamenti simil umani, anche se come un animale si fionda a prendere i dolcetti tirati dai gattini, almeno fino all'intervento della anziana proprietaria del negozio che odia la donnola.
L’anziana ha un neonato in groppa, legato con una fascia ed è rancorosa con la donnola il padre della donnola ha ucciso suo figlio e sua moglie, genitori della piccola che sta accudendo con difficoltà vista la sua età.
La donnola scacciata ritorna rapidamente per dar fuoco al negozia con l’anziana che bruciando grida che sapeva che anch'egli fosse un criminale, la donnola sta per andarsene finché i gattini non lanciano altri dolcetti sui cui si fionda.
Il classico ciclo, dove una persona definita un mostro è destinata a diventarlo proprio per il comportamento subito, eppure non è da dimenticare come tutte la parti sono state vittime in qualche modo, chi ucciso, chi discriminato, quale è il limite di un simile comportamento, è un lato intrinseco del umanità, come quello della donnola di fiondarsi sul cibo lasciatogli?
Nekogamisama
Tre capitoli sparsi per il volume dove in versione angelica i gattini seguono la divinità della montagna in delle gag tipicamente 4 koma, un tipo di striscia umoristica con una tradizione molto ampia in giappone, sono stati scritti da Nekojiru-y.
La prima dimostra che da degli atteggiamenti intimidatori di alcuni giovani, un uomo di mezza età agisce violentemente aggredendoli, il secondo invece su come si guadagna da vivere la divinità, con una sorta di sistema piramidale, l’ultimo si basa sul non guardare a caso la gente, prima una coppia a cena e poi un barbone bellicoso.
Il Libro dell’Investigatore dell’FBI
“La storia dimostra che il fallimenti ha sempre portato l’umanità al progresso”
Questo capitolo è stato palesemente influenzato dalla serie Twin Peaks, alla fila per prendersi dei bento, un tipico pranzo al sacco giapponese, nella coda ci sta un barbone poco sano di mente che finge di parlare con una certa Diane e si comporta come un agente sottocopertura.
Il barbone viene scacciato perchè gli mancano pochi yen per permettersi un bento, al che dopo decide di provare ad aggredire i gattini per rubargli il loro, ma l’intervento accidentale di un camion (ma i discorsi su Truck-kun li lascio per un altra sede) lo investe e arrivano i soccorsi.
I gattini salgono sull'ambulanza dichiarando di conoscere l’uomo, ma riportano solo le informazioni false della sua presunta identità di investigatore dell’FBI, nel mentre visto che si stanno raffreddando mangiano il bento, mentre il barbone muore.
Il barbone nel suo precario stato mentale viene comunque trattato male e nel suo disperato tentativo di nutrirsi finisce per morire, venendo ricordato solo come il tizio che si spacciava per un agente sottocopertura, nel indifferenza per le sue condizioni, una storia come tante se ci si pensa.
Il Libro dell Kumbh Mela
“Se si è fortunati, può anche capitare di farsi benedire da un santo.”
Questo capitolo è semplice quanto articolato, i gattini sono a casa con ospite Nyasuo e un suo altro amico più piccolo, in televisione ci sta un reportage dedicato alla cerimonia tradizionale indiano del nuotare nel gange il Kumbh Mela appunto, si assiste a disperati in cerca di miracoli, di santoni interessati al profitto e una classe privilegiata che si staglia su tutti.
I gattini vogliono comprare il libro del santone, ed entrano nella televisione con Nyasuo e l’altro gattino, mettendosi in fila si rendono conto di non avere soldi quindi i gattini tornano indietro per chiedere alla madre, lasciando Nyasuo e l’altro là in coda.
Purtroppo Nyasuo e l’amico rimangono coinvolti nel caso della folle e ci scappa pure il morto, alla fine rimangono dimenticati dagli altri gattini, che solo finito il programma si rendono di averli lasciati là.
Il viaggio attraverso la TV mi ha particolarmente colpito perchè nel mentre avviene attraverso lo sguardo annebbiato dall'alcool del padre, ancora un volta in Nekojiro si percepisce una comicità nei confronti della religione, del classismo capitalistico e nel mentre mantenendo toni infantili come il terrore di venir abbandonati mentre si fanno commissioni.
Il libro del Festival di Tanabata
I Tanabata sono una serie di festival tradizionali locali nelle varie zone giapponesi nel periodo estivo, quelli che spesso negli anime romantici si concludono con dei fuochi d’artificio, qua i gattini si divertono sotto lo sguardo invidioso di un ragazzo che si ritrova a seguire uno straccio (forse il fratello più grande), che osteggia discendenze e tradizioni di samurai.
I gattini assaggiano dolcetti che poi gettano non curanti a terra, giocano con spade finte appena comprate, la situazione diventa pericolosa quando prendono da una bancarella dei serpenti molto velenosi e iniziano a sventolare a caso nonostante le avvertenze del venditore.
Finiscono per uccidere molti passanti tra animali antropomorfi, yokia, poliziotti, per poi lasciarli in mano al ragazzino che si ritrova l’unica cosa che non voleva dai gattini, ovviamente ammazzano prima il samurai straccione, nel mentre i gattini continuano a prendere roba al festival.
Il Libro del Seiyu
“È grande e splendido… Deve venirci tutta la mia famiglia.”
I gattini stanno giocando con un maiale, nel senso che il maiale come i gattini ha una coscienza umana, un po’ anche come la donnola, tranne che egli non parla, comunque dopo un po’ i gattini vogliono andare al centro commericale (Seiyu pare essere una nota catena di supermercati).
Il maiale è riluttante dice che la sua famiglia gli ha detto di non andarci ed anche all'ingresso un addetto lo ferma prima di essere distratto da un barbone, all'interno i gattini comprano cose da mangiare, mentre il maiale non ha soldi.
Il maiale rimane colpito dal posto, tipo dalle scale mobili, quando i gattini gli offrono da mangiare conserva un pezzo per la sorella, nel tornare indietro perchè aveva dimenticato il pezzo di cibo per la sorella, rimane decapitato dalle scale mobili per essersi sporto troppo.
Alla fine il cadavere del maiale viene raccolto e messo insieme ad altri maiali morti, portati là per la produzione alimentare dei prodotti del centro commerciale, una metafora del capitalismo abbastanza netta.
Il Libro della Principessa
“Ma, sapete, finché starete tranquilli lei si prenderà cura di voi”
I gattini vengono raccolti da una signora vestita da principessa che nella sua casa ha raccolto numerosi animali, molto divertente che tra di loro ci siano effettivamente animali animali ed altri che come i nostri gattini sono più antropomorfi.
Un cane che ci tiene a non essere chiamato Hidenori si lamenta, viene preso, torturato, ucciso e poi utilizzato per fare il curry, i gattini incrociano un anziano che gli spiega la situazione di follia, però ai gattini non importa e vanno a giocare con altri ai videogiochi.
La signora vestita da principessa riceve una premonizione dallo specchio su ci si vede distorta sulla sua prematura morte, nel mentre si fa tardi e i gattini si lamentano che devono tornare a casa altrimenti la mamma si lamenterebbe, la signora non la prende bene ovviamente.
Arriva il padre che come predetto uccide la signora, il vecchio chiede di prenderlo e di lasciarlo nella spazzatura, il capitolo è terrificante, soprattutto nella sua distorta innocenza, e mi ha fatto venire un dilemma, meglio liberi e disgraziati, o costretti e amati, direi la prima da questo capitolo (ovviamente il dilemma morale è molto più complesso secondo me).
Il Libro del Pesce
“Non riesco a dormire per le zanzare.”
Questo capitolo è strano, pare sia perché la storia si stata scritta dal disegnatore, mentre a disegnare ci sta Nekojiru che solitamente si occupa della storia, il padre ubriacone ha venduto casa per comprare un esemplare di Saccofalincs Pelecanoides Amplistomopsis che dovrebbe essere un misterioso pesce che vive nelle più recondite profondità oceaniche.
La famiglia dei gattini è obbligata a dormire fuori e la madre è molto arrabbiata, arrivando perfino a percuotere il marito ubriacone in delle crisi isteriche, non scorporando tutto ciò il padre vende il Saccofalincs Pelecanoides Amplistomopsis e ricompra casa, con dispiacere dei gattini che lo trovavano davvero bello.
Molto bello il capitolo nel suo esperimento di scambio dei ruoli ed anche se meno onirico, la metafora surreale sulle dinamiche famigliari è molto autentica, con grande ilarità quando pensi che i gattini hanno lo stesso tratto del padre nel dirsi interessati a quel pesce, prò in retrospettiva questo capitolo lascia l’amaro in bocca soprattutto visto il seguente.
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| Il Saccofalincs Pelecanoides Amplistomopsis, forse |
Nyagatan
Questo capitolo fatto da Nekojiru-y è bellissimo quanto semplice, un gatto simile a un polpo, come lo scarabocchio che si scopre dalla biografia dell'autrice di Nekojiru, che poi ha portato alla nascita della seria, va in giro facendo normali cose da gatto.
Il disegno sembra a pennello, differente dal tratto marcato del resto della serie, il gatto mangia spazzatura, fugge dai bambini, salta per i tetti, caga a spruzzo e poi si addormenta nella pagina finale.
Sto palesemente omettendo un dettaglio, ma se già conosci Nekojiru, potresti capire perché questo capitolo sia una stretta al cuore.
Investigatore
Ultimo capitolo della raccolta Udon, come per il capitolo Una Strana Casa ci sta una nota a inizio capitolo, che faccia intendere di come il capitolo sia postumo a Nekojiru, questo capitolo è continuo suspance, molto più leggibile ad esempio del capitolo Il Libro del Sonnellino del volume precedente, anche questo sono convinto che valga più viverlo che descriverò e anche se preferisco quel capitolo, questo è effettivamente un ottima conclusione.
I gattini gironzolano sui muretti delle case, si imbattono in un investigatore che sta dormendo, la persona che da dettagli sul investigatore, ha alle spalle nella sua casa una ragazza che sta tentando di rimettere a posto il cervello di un altra, è disperata.
La persona che stava spiegando ai gattini si lamenta con la ragazza, ma alla fine la ragazza vede i gattini e inizia a fargli le feste, poi insiste che i gattini dovrebbero mangiare il cervello rimasto, l’investigatore si svegli e si lamenta di aver perso un indumento.
Accusa i presenti di sapere dove si trovi l'indumento, deve andare in un luogo quanto prima, Nyako dopo un po’ si ricorda di aver visto l’indumento da alcuni suoi amici, l’investigatore parte per tutta altra strada
Il secondo e ultimo volume della raccolta udon finisce con le trascrizioni di alcuni sogni di Nekojiru da cui poi sono stati tratti alcuni capitoli, l’ultimo, quello del Investigatore ha ben 3 note differenti, quindi ci sta che sia così febbrile quasi.
Per concludere ci sta una postfazione intitolata “Nekojiru Udon come post-gekiga” a cura di Danilo Uriel Tucceri, curatore della collana Yami Manga di In Yout Face Comix, editore che ha distribuito i volumi in italia, che tutto sommato non mi è dispiaciuta, fa una parabola molto lunga e soffre del problema della definizione personale (ne so qualcosa, visto che l’ho appena fatto), però per non fare confusione Nekojiru è definibile come Heta-Uma.
Heta-Uma che si traduce al incerca come “bello, ma brutto” va a definire generalmente quelle opere che hanno storie disegni grossolani o mal fatti, ma con una esecuzione eccezionale, per esempio le opere della fumettista Zuzu (che coincidenza vuole abbia appena iniziato a leggere), potrebbero dare l’idea, se non sapete chi sia googlate.
Ora passiamo al volume francofono.
Partiamo da un punto nella originale edizione giapponese Manju erano tipo il triplo i capitolo dedicati a una reinterpretazione corretta, cinica e violenta di fiabe, invece nella versione francese ce ne stanno solo 2, non so che fiabe erano, credo che la maggior parte fossero di tradizione giapponese, però ci sta a caso un capitolo di Nyako e Nyatta che nons sta nelle raccolte Udon
Le Petit Chaperon Sot
“Gens bond que faucherez, vi virus y dites pas su roi hachés en menu comme chair du pâté”
Il capitolo si traduce circa come La Piccola Cappuccetto Scemo, il padre in fabrica ha dimenticato il pranzo, però lei va nel bosco e un lupo conoscendo già la storia la interroga su cosa stia portando e a chi e ripetendo continuamente ouais che si traduce come la risposta affermativa certo diciamo il lupo capisce che sta andando dalla nonna e convince Capuccetto a racogliere dei fiori (in una belissima ed inquietantissima pagina).
Entra nella casa dell'anziana, che però non sa di chi stia parlando il lupo non avendo nipoti, il lupo la mangia lo stesso ed ad una certa arriva Cappuccetto che però anche se non dice le solite battute con disapprovazione del lupo viene mangiata lo stesso, anche se si sente un po’ appesantito.
Entra in scena il cacciatore, ovviamente, che è conscio della situazione e tagliando il ventre salva Cappuccetto e sorprendentemente anche l’anziana, seppur in parte digerita, uno schifo proprio, comunque si è salvata perchè ha aveva dei sassi con se che hanno rallentato la digestione, un ovvio richiamo alla favole dai sette capretti, il cacciatore è confuso su come siano andati gli eventi.
L’ultima immagine è il padre di Capuccetto in fabbrica in attesa del pranzo che in tutto questo è andato perduto, devo dire che mi è piaciuta molto questa reinterpretazione di Cappuccetto, supratutto l’interpretazione della protagonista è incredibile.
Princesse Gaguya
“Elle mange la partita de Médor…”
Questa è più difficile, si riferisce ovviamente a Principessa Kaguya, però apparte una onomatopea non so a cosa possa riferirsi, ovviamente in ogni caso sarebbe qualcosa di offensivo, allora una coppia di fratelli vedono un bambù illuminarsi, la sorella pensando immediatamente a un tesoro lo taglia, però nella fretta lo taglia storto.
All'interno ci stava una bambina che si ritrova mezza testa mozzata ed dopo essere stata un po’ ricucita dal fratello viene adottata, il problema è che per via dell'incidente è un po’ tanto ritardata, ad esempio mangia il cibo del cane, comunque cresce ogni giorno più velocemente e cinque ricercatori e collezionisti si propongono di acquistarla per farci terribili e perversi esperimenti.
Con un altro colpo in testa Gaguya prende coscienza di sé e della sua identità e propone ai ricercatori e collezionisti delle sfide assurde per ottenerla, cosa che viene presa per un delrio e li allontana, intanto gli spiriti lunari si avvicinano per riprenderla.
La sorella che avrete capito è tranquilla e responsabile le dà un colpo con un martello così forte le la testa si divide di nuovo in 2 dove era stata tagliata, intanto gli spiriti lunari si allontanano, perchè prima che succedesse questo avevano visto la loro principessa felice.
Forse questa storia è un po’ difficile da seguire per chi non conosce la principessa splendente però io l’ho trovato geniale come reinterpretazione, c’è qualcosa che mi ricorda Black Jack di Osamu Tezuka, una sorta di antitesi, una cattiveria insensata per i danni cerebrali che però è ingenuamente divertente.
Le Grand Repas
“Il passe son temps à ne rien fare…”
Qua è un ritorno inedito di Nyako e Nyatta, un capitolo che rappresenta appieno la loro parte di storia e che quando presi per la prima volta mi lasciò molto confuso per via dello stile tematico differente, l’interpretazione delle fiabe è un qualcosa di assestante è molto più ironico, mentre i racconti successivi sono molto teneri, anche se la serie rimane sempre contraddistinta da inquietudine e violenza.
Però questo duo di gattini sono un concentrato satirico di cinismo e brutalità incredibile e questo capitolo n’è l’esempio migliore, la madre sempre impegnata manda i gattini a fare la spesa, però hanno lasciato il portamonete a casa, quindi la madre manda il padre ubriacone a portaglielo.
Già dopo averli raggiunti, nel porgerlo ai gattini una moneta esce, un barbone ci si getta all'inseguimento della moneta e viene investito e questo accade in tre pagine, non particolarmente segnati dal cadavere con la testa rotolante, fanno un salto in un yakitori oden, una sorta di trattoria, incentrata sulla varietà alcolica (a non so tutto del giappone, già è una fortuna che sapevo dei dagashiya, in questo caso però c’è scritto il nome del tipo di negozio, tipo in francia con le boulangerie) dove prendono degli spiedi.
Il cane della proprietaria si avvicina a per mangiare gli spiedi dei gatti, ma viene brutalmente colpito dal padre spaventandoli del improvviso gesto, il padre andandosene scroeggia vicino alla griglia provocando una fiammata che poi fa partire un orribile incendio, tutto poi con una vignetta incredibile della proprietaria, del cane e di altri clienti che vanno a fuoco.
Tornati con la spesa a casa hanno dimenticato un condimento per il riso, quindi la madre dice che si mangerà riso in bianco stasera, ma Nyatta tira fuori degli spiedini, quindi che aggiungere su questo capitolo, forse non è il più rappresentativo delle avventure più classiche dei gattini, però ha tutto, inoltre mi chiedo la ragione per cui non sia nei volumi Udon, però so che i diritti delle opere giapponesi sono un po’ incasinate e mi chiedo quanti capitoli inediti di Nekojiru esistano.
Blanco et Noiro
“Ne nous regardez pas comme ca!”
Quando intendevo nel tirare le somme sulla trilogia del Il Libro del Dio della Montagna, che i gattini classici non funzionavano molto bene per una serie di avventure continuative era perchè avevo in mente Blanco e Noiro che come personaggi sono più adatti per questo tipo di storia, infatti i prossimi capitoli sono la loro avventura.
Aggiungo che è in questo capitolo che sfogliando c’è la vignetta che mi ha fatto prendere questo primo volume e diciamo essere diventato un punto della mia vita.
I gattini Blanco e Noiro vengono preparati da loro nonno per andare a scuola, però il nonno e la scuola sono diversi dai gattini, infatti sono essere umani, cosa che viene discussa tra il nonno e un insegnate della scuola confuso dalla situazione, però intanto i gattini sono là alla cerimonia di apertura insieme agli altri studenti.
Noiro è felice di essere a scuola, Blanco invece no, arriva la maestra che vedendo dei gattini prende in braccio Noiro con disappunto di Blanco che dopo aver colpito la maestra tira fuori una pistola scatenando il panico ed è questa vignetta che mi conquistò, non importa che fosse finta, il preside è molto arrabbiato e caccia i gattini.
I gattini e il nonno tornano a casa, il nonno non è arrabbiato solo un po’ dispiaciuto, i gattini discutono della scuola e Blanco ad un certo punto indica dei delinquenti dicendo che comunque è normale non andare a scuola, gli scambi tra l’ottimista e ingenuo Noiro e l’aggressiva e disillusa Blanco funzionano molto bene ed è bello vedere come hanno comunque molti punti in comune, tipo volere bene al nonno.
Il nonno muore, decidono di mettersi in viaggio e dopo un altro scambio carino su come entrambi gli volessero bene decidono di andare a cercare la loro mamma ed è con questo presupposto che affronteranno altre disavventure.
L’Argent
“Tous ceux qui ont mon âge peuvent mourir”
I gattini sono in difficoltà sono in viaggio da un po’ ed hanno fame, ad un certo punto litigano, con Blanco che minaccia di lasciare indietro Noiro, non sanno dove stanno andando, dopo che Noiro piange per la mancanza del nonno si vede un flashback prima che spirasse.
Il nonno a letto sente che tra un po’ sarebbe giunta la sua ora e decide di lasciare tutto ai suoi amati nipotini gattini e gli fa prendere una scatola piena di contante, però i gattini sono perplessi, i soldi sono fatti rotondi e fatti di ferro, il nonno prova a spiegargli che non solo le monete sono soldi, ma muore prima.
Raggiunto un villaggio, Blanco gli pesa quella strana carta che gli ha lasciato il nonno, è davvero tanta, ma Noiro non vuole separarsi dal ultimo lascito del nonno, compaiono dei delinquenti che intimano ai gattini di dagli tutti i soldi che hanno, costringendoli a saltare per sentire se nascondono delle monete, Blanco arrabbiata dopo un po’ gli lancia il fagotto rivelando i contatti.
I teppisti spaventati da chi possano essere, rapinatori, mafiosi e chi sa altro, fuggono, arrivati a un caffè provano a dare molta di quella carta per avere qualcosa da mangiare, ma la negoziante dice che ne basta uno e gli da il resto in moneta, finalmente chiaro che so soldi anche quelli si mettono a mangiare.
Notare già il cambio di narrazione, c’è una inquietante innocenza disillusa anche qua, però è meno cinica e violenta e più dolce e avventurosa, in oltre lo spazio è sempre ben ottimizzato con una decina di pagine con circa sette vignette l’una riesce a creare storielle incredibilmente sfaccettate e coinvolgenti, per dire Noiro al caffè si mette vicino a un anzioano perchè si sente più a suo agio, mi sciolgo con cose del genere.
Qui Est le Méchant?
“On peut retirer de l’argent partout dans le pays et vous aurez des intérêts.”
Di passaggio ad un Oden per mangiare finiscono per conversare con un ubriacone, rivelando di come stiano cerando la loro mamma e siano pieni di soldi, l'ubriacone cerca di scrochiagli una bottiglia in cambio del suo aiuto, però un uomo d’ufficio li interrompe dicendo ai gattini che devono stare attenti ai loro soldi con gente del genere.
Noiro non è molto convinto, ma Blanco è d’accordo, l’uomo si presenta come un impiegato delle poste ed gli suggerisce di aprire un conto così da non dover portarsi a presso tutti quei soldi, è facile, sicuro e conviene quindi li porta verso le poste, però è notte, quindi gli dice di affidargli i soldi, così passa sul retro, fa tutti i documenti necessari e sono a posto.
gattini gli affidano i soldi per poi rendersi dopo una discreta attesa che forse non è stata una buona idea, l’uomo in fuga con i soldi incrocia l’ubriacone che riconosce i fagotti e fa a botte, arriva la polizia che arresta l’uomo accusato di numerose truffe.
Alla fine l’ubriacone (dopo essersi fatto offrire una bottiglia) porta i gattini da una gatta a cui stava pensando, lei però non è la loro mamma, però lì ha già visti e ha conosciuto loro madre, questo gli da una indicazione, ovvero che la madre lavorava per un circo
Notre Maman
“Tu crois qu’elle est peu comme cette dame”
I gattini in viaggio alla ricerca del circo fanno una pausa a mangiare schifezze da un dagashiya assistendo a una bambina con la madre che vorrebbe anche lei mangiare schifezze, ma la madre con pazienza e dolcezza la corrompe promettendo una torta fatta in casa.
Questa normale scena fa partire un dialogo ai gattini con Noiro che spera anche lui in una madre così e Blanco che fa presente che per quanto ne sanno la loro mamma potrebbe essere una normale gatta che si limita a mangiare e cagare tutto il giorno, questa cosa fa arrabbiare Noiro.
Si fa notte e si vede Blanco dormire ai piedi di un albero, un feroce cane randagio si avvicina e l’attacca, il cane fugge spaventato quando un ombra dal albero si fa minacciosa, si rivela essere Noiro che nel avvicinarsi a Blanco commenta su come era meglio dormire sul albero (secondo me visto che avevano litigato Blanco ha insistito per trovarla una idea stupida volendo solo stare lontana da Noiro).
Blanco è ancora agitata e non sta a sentire, tra le grida di paura chiama istintivamente la mamma, il viaggio riprende la mattina seguente con Blanco sottotono e Noiro che in maniera ironica riprende la maldicenza di Blanco fino al punto dove Blanco in imbarazzo tenta di colpire Noiro che facendo il verso invoca la mamma.
Questo capitolo esplora ancora di più il legame dei gattini gemelli, aspettativa sulla madre e il desiderio di incontrarla e conoscerla, inoltre viene mostrato dei lati inaspettati dal litigio, anche Noiro si può arrabbiare e può essere dispettoso, come Blanco dolce ed ingenua, davvero adorabile ed una scrittura dei personaggi magistrale.
Les Monstres
“Que le bouddha vous guide sur le chemin… mmm mmm mmm…”
Chiedendo indicazioni a un villaggio ad una bambina ed un vecchio vengono indirizzati a loro rischio e pericolo su per di una strada abbandonata, sulla quale successivamente incrociano un sacerdote.
Il sacerdote affamato dono a Noiro che la nutrito un sasso che dice possa proteggerlo, con disapprovazione di Blaco, sul cammino all'insorgere della notte la natura si fa più astiosa ed iniziano a piovere sanguisughe, per fortuna una casa abitata da una donna sembra essere ospitale.
La pietra di Noiro fa però un suono, vengono ospitati e quando la donna propone ai gattini di lavarsi alle terme, compare un mostro agli occhi di Noiro, ma si rivela solo essere il cavallo della donna, Blanco non sta ad ascoltare le perplessità di Noiro ed entrambi si ritrovano alle terme con la donna.
Vanno a dormire, ma prima di addormentarsi il sasso fa di nuovo un suono ed la donna e il cavallo si dimostrano dei terribili mostri che tentano di mangiare i gattini, ma il sasso si schiude uscendone un insetto con la faccia di buddha, che li scaccia, i gattini si risvegliano il giorno dopo con Blanco non molto convinta dell'acquisto, con messo in evidenza su di un tronco in primo piano l’insetto facendo intendere agli spettatori come fosse tutto reale.
Vivre le Cirque
“C’est pas possible… J’suis un mec, moi.”
I gattini trovano il circo, anche se è un po’ deludente, commentano di come sarebbero più bravi loro, si vede uno spettacolo di un procione mago fallimentare ed a un tratto un gatto che fa uno spettacolo di giocoleria disastroso, però ci sono, eccola!
Dopo lo spettacolo vanno nel retro del tendone ed approcciano il gatto che è confuso, non può essere la loro mamma, perchè egli è un maschio, il mago procione però li riconosce come probabili figli di Minouche, però il dialogo viene interrotto dal avido direttore del circo che finisce per pretendere una esibizione dai gattini.
Visto il loro talento li ingabbia con l’intenzione di farli far diventare parte dello spettacolo, chiedono di farli uscire e convincono il mago prociole a provare usando la magia, non è molto convinto alla fine però riesce, questo grazie all'aiuto di uno spirito che veglia su di loro, che si rivela essere quello del nonno.
I quattro lasciano il circo e dopo che il mago procione da ulteriori indicazioni di dove trovare loro madre grazie alla magia si salutano e separano, è la seconda volta che in Nekojiru abbiamo a che fare con il circo, un'immagine che non ho mai troppo associato al giappone, cosa curiosa, che ne pensate a riguardo?
Le Stand de Tempura
“Ca marche ! Je vous fais tout de suite à manger.”
Questo è forse il capitolo più bello della raccolta, commovente a dir poco, i gattini vengono approcciati da una bambina a una bancarella che fa fritture, anche se nel menù ci sta la tempura in realtà la bambina ha solo patate fritte, ma dei bulletti tirano sassi contro i gattini.
Parlano di come mangiando lì si prenderanno dei brutti batteri, la bambina ricorda perchè non si dovrebbe lasciare maneggiare utensili pericolosi inseguendo i buletti con un coltello, se fosse stata un altra storia di Nekojiru non vorrei nemmeno immaginare come sarebbe potuta concludere una scena del genere, ma in questo caso lì ha solo scacciati, tra l’altro gli stronzi fuggono ridendo dalla bambina armata di coltello, follia.
Comunque mentre la bambina discute con i gattini un brutto tossito attira l’attenzione, è la madre gravemente malata, di nuovo ha sputato sangue, la bambina sta tentando di racimolare denaro in ogni modo per comprare le medicine ed aiutare la madre, qua mi dilungo ma ci sta uno scambio di quattro vignette che secondo me potrebbe essere tranquillamente studiato in accademia.
Introducendo la situazione Blaco fa notare a Noiro di come una bambina che non può nemmeno permettersi i gamberi per la tempura non potrebbe di certo permettersi un ricovero in ospedale, vignetta successiva, la bambina chiede ai gattini se sono in viaggio, per poi immediatamente dopo chiedere se sanno dove dormire, per infine proporsi di ospitare i gattini, non so come mai, ma trovo questo passaggio molto ben riuscito, leggendolo potreste aver immaginato in un modo, ma secondo me come è stato fatto da Nekojiru è di una chiarezza che rende chiaro tutta la situazione, anche per quello che verra dopo.
La bambina allontanatasi per preparare le cose per la notte lascia i gattini e la madre da soli e lei vedendo i gattini gli è venuta in mente una gatta che ha aiutato qualche tempo prima, per i gattini non c’è dubbio era la loro mamma.
Scesa la notte i gattini discutono, Noiro vorrebbe dare i soldi necessari per aiutarli, ma Blanco fa notare come non possono semplicemente dare i soldi è basta, quindi il giorno dopo chiedono alla bambina un centinaio di patate fritte, ma mentre Noiro sta pagando la bambina fa cadere una grossa mazzetta per sbaglio.
Blanco vede tutto questo e furtivamente nasconde con il piede i soldi sotto il futon dove hanno dormito la notte, un tipico giaciglio giapponese, lasciati i soldi alla bambina e sua madre la storia si conclude con i gattini che hanno problemi di flatulenza per via delle troppe patate fritte mangiate.
La Stèle de Belette
“C’est sans doute la stèle qui nous a suivis.”
Questa è una serie di gag che possono essere paragonate a quelle di Roadrunner e Willy Coyote ed per certi versi è una situazione agli antipodi del capitolo Les Monstres precedente, allora, i gattini si fermano davanti a un jizo, delle statue rituali che stanno a bordo dei sentieri per proteggere i viandanti.
All'insaputa sono stati adocchiati da una donnola, tirano fuori da mangiare ed agilmente sgraffigna un'onigiri con dentro una prugna salata, Noiro accusa Blanco e dopo che questo nega allora Noiro inizia a ipotizzare che sia stata la statua, con Blanco che fa notare che questo genere di cose stanno nelle fiabe, che non esistono.
La donnola esce allo scoperto per via della inaspettata prugna salata che la fa sobbalzare, i gattini partono all'inseguimento, ma Blanco si fa male e dopo che Noiro ha afferrato, Blanco prova a colpire la donnola, ma questa agilmente si para con un sasso, Blanco si fa male di nuovo e la donnola sfugge dalla presa di Noiro.
Nel descrivere come la creatura fosse dura come la roccia quando è stata colpita, Noiro comunica a pensare che il realtà la donnola sia la statua (in qualche modo) visto che hanno un profilo simile (le orecchie nello specifico), intanto passano su un ponte sospeso con delle corde ed la donnola rosicchiando fa crollare il ponte.
Norio è convinto che il crollo del ponte sia stato causato dalla statua che per vendetta è saltata sul ponte e che essendo lei pensante l’ha fatto crollare, ma Blanco non è convinta, però quando ritorno l'onigiri mangiucchiare davanti alla statua anche Blanco si convince di ciò ed entrambi si mettono a pregare chiedendo perdono.
La storia finisce con Blanco che dice di avere nel fagotto delle castagne in busta che però vengono sverginate dalla donnola, che pi dico donnola, ma potrebbe essere anche una lontra per come differisce dalla rappresentazione grafica leggermente differente della donnola fino ad ora, però ha gli stessi comportamenti, comunque il capitolo mi ricorda anche quello del primo volume della raccolta Udon, il capitolo Il Libro del Tempio di Montagna.
L’Ourse Alcoolique
“On est des animaux, c’est pas grave.”
Un titolo un programma, i gattini rifugiandosi in una grotta trovano un orso che però risulta essere abbastanza civile, come i gattini, li accoglie lasciandoli vicino al fuoco, fa discorsi sulle apparenze, la natura degli animali e altro per poi decidere di offrirgli da mangiare, quindi tutti insieme vanno verso il villaggio.
Arrivati si ritrovano nei campi e a una itticoltura, allevamento di pesci, stanno per ciò rubando, ma l’orso non gli importa, d'altronde loro rimangono degli animali, tornano indietro e fanno uno stufato, però alcuni abitanti del luogo se ne sono accorti del furto da parte del orso e decidono che è la volta buona che lo vanno a uccidere.
L’orso racconta di come sia rimasto solo e che gli uomini hanno ucciso il resto della sua famiglia, offre da bere ai gattini e questi finiscono per raccontagli del nonno e di come gli volessero bene, ma arrivano i cacciatori che puntano i fucili contro l’orso, però i gattini intervengono aggredendoli e i cacciatori mancano il colpo.
I gattini e l’orso fuggono nelle profondità delle montagne dove l’orso conosce una fonte termale segreta, ha capito il suo errore e riconosce che esistono anche umani buoni, tipo il nonno che ha accudito i gattini che gli hanno salvato la vita.
Mi viene spontaneo fare un paragone con un altro capitolo della raccolta Udon, un capitolo del secondo volume che avevo considera essere uno dei più cinici in assoluto, il capitolo Il Libro del Tipo Incredibile, in questo caso l’orso definito pericoloso e che si comportava in maniera scorretta nei confronti degli altri comprende che stava sbagliando e che esistano anche persone di buon cuore, però questo non toglie il terrificante male intrinseco che è rappresentato nel capitolo Il Libro del Tipo Incredibile.
Les Champignons
“Et lui, c’est mon papa ?”
I gattini sempre in viaggio si trovano di nuovo senza da mangiare, però ci stanno dei funghi ed decidono di provarli sembrando non velenosi, poco dopo iniziano ad avere delle allucinazioni, ma non riuscendo a distinguere la realtà si fanno trascinare da quello che vedono.
Ci sta la loro mamma finalmente, Noiro si fionda ad abbracciarla, mentre Blanco è un po’ perplessa, sono in ritardo entrano in casa, ci sta pure il padre, silenzioso, mi ricorda per certi versi il padre ubriacone dei gattini classici, comunque Noiro poi si avvicina alla mamma chiedendo di essere allattato.
Lei acconsente sgridandolo un po’ perchè non è più un bebè, Blanco è un po’ perplessa, perchè i genitori sono umani, ad un tratto arriva il nonno, Noiro si fionda subito da lui, ma il nono sgrida i gattini perchè hanno preso dei brutti voti a scuola, però per consolarli ha un regalo.
Tira fuori un trenino giocattolo e dopo averlo fatto partire i gattini con la loro famiglia sono a bordo del treno pilotandolo, ma Blanco attraverso un riflesso vede lo spirito del nonno che veglia su di loro che le fa rendere conto del allucinazione e fa rinsavire anche Noiro che però fa notare che anche se non è reale, si stanno divertendo.
Lo spirito del nonno che veglia su di loro comprende che sono ancora piccoli ed con una scena abbastanza divertente commenta che tanto l’effetto del veleno sta diminuendo ed con questo si conclude la raccolta Manju, le avventure di Blanco e Noiro e le opere che ho letto di Nekojiru, è stato lungo non è vero.
Quindi finisce così, rimane solo una postfazione firmata Hajime Yamano, il mangaka che ha disegnato quasi tutta la serie ed qua la rivelazione più triste su Nekojiru, la sua morte, quella nota che ho omesso nei capitoli del secondo volume Udon, Una Strana Casa e Investigatore, l’informazione della sua prematura scomparsa messa anche nella biografia.
Io non lo scopri subito, non fu una scioccante o drammatica scoperta, nella raccolta Manju non ci stava la biografia di Chiyomi Hashiguchi, vero nome dell'autrice Nekojiru e non lessi nemmeno la postfazione la prima volta che lessi Manju.
Mi venne voglia di di rileggerlo dopo che tempo dopo insieme a degli amici guardammo il già citato OVA e nel leggere la postfazione mi senti disorientato, chi era morta, vuol dire che non ci saranno nuove opere, chi era Nekojiru, non viene mai fatto cenno al suo vero nome nel testo, come è morta, perchè è morta ed tante altre domande.
Passo del tempo ed anche se non lessi o guardai altro a tema Nekojiru finii comunque per interiorizzare questa opera, almeno credo, non è che rigettassi questa serie e non so nemmeno se mi sentissi male all'idea di recuperare le altre opere, semplicemente non ci pensai, il tempo passo, vidi alcuni video a tema Nekojiru, che consigliavano questa serie e infine arrivarono le raccolte Udon in italia.
Fini per leggerle, non subito all'uscita ed era così diverso era Nekojiru, ma più cinica, brutale, cativa, una satira più diretta ed anche se manteneva l'innocenza, l'inquietudine come di un sogno era sicuramente Nekojiru, Nekojiru è morta, per la precisione si è uccisa, la morte che lascia più spaventate le persone, ma questo non importa, non si può nemmeno pretendere di capire una persona dalle opere che ci lascia.
Alla fine la risposta a tutto questo tormento stava proprio in quella postfazione Hajime Yamano, marito di Nekojiru, oggi felicemente risposato e che nessuno provi a privare la gioia di una persona che ha trovato l’amore, Hajime Yamano che ha preso alcune note sui sogni di Nekojiru e che ha continuato a portarla avanti e che poi si è firmato come Nekojiru-y quando non sapeva più che fare diede già risposta in quella postfazione.
“Perchè lei è morta ?” la sola risposta a questa domanda è “Allora perchè voi vivete ?” Dalla mia io vivo per “abitudine”. Io non sono giammai morto prima di nascere, io non ho nemmeno ragione di fare lo sforzo per morire…
Forse la mia traduzione è un po’ drammatica o forzata, si parla poi della traduzione di una traduzione del giapponese, una lingua molto differente, non riesco nemmeno a comprendere cosa prova chi ha scritto questo, vuole trasmettere un messaggio di speranza, sta condannando il mondo per quello che sta succedendo oppure le una disperazione così profonda.
Credo che questa incredibile amalgama di sentimenti sia quello che succede quando qualcuno mette molto di se stesso nell'arte che crea, inevitabile forse quando ti fai chiamare con il nome della tua opera, Nekojiru grazie.
Non penso che sarò di certo io ad avervi fatto scoprire Nekojiru, spero che in ogni caso abbiate apprezzato le mie riflessioni a riguardo su vari capitoli, anche se per lo più sono finito per descrivere, di quello che considero uno dei capolavori del fumetto.
Se volete altro a tema Nekojiru ci sta un piccolo fangame (https://mayazmaya.itch.io/nekojiru-pm) dura circa 10 minuti ed ti da come storia proprio la sensazione di una vera opera in stile Nekojiru, le mie aspettative a riguardo erano alte, però anche se fossero state rispettate al 5% lo avrei sicuramente amato ed infatti direi circa 10% di quello che avrei pensato potesse essere, fantastico, inoltre è comparso un mio commento a riguardo nel Wall of Appreciation, grz a voi per aver fatto questo gioco piuttosto!


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